Ce la faremo? Logorati, lacerati e insofferenti: "Non siamo gli stessi del primo lockdown" (di S. Renda)

Niente più canti sui balconi della Fase 1 e aperitivi su Zoom. Con l’estate, non è finita. Con l’inverno, è ricominciata peggio di prima (da HuffPost Italia)

           

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Ho lavorato sempre, in questo lungo anno, in presenza. Un'amministrativa sui generis che ,ahimé, ha visto sulla sua pelle i risultati di questo disastro.
Atto di morte su atto di morte, ho visto anche tre persone di una famiglia andarsene in meno di 6 giorni , ho sentito il dolore incredulo di chi non ha potuto dare un ultimo necessario saluto a un familiare.
Ho visto la fatica di tutti quelli coinvolti e ascoltato i colleghi degli ospedali augurarsi tutti giorni che qualcosa di diverso sarebbe accaduto.
Di canti non ne ho fatti, e vi dirò, li sentivo fuori luogo allora e adesso ho la conferma della mia passata sensazione. No , non ne siamo usciti migliori e ho difficoltà a pensare che miglioreremo.
Noi non siamo stati ammessi al vaccino, nonostante la nostra presenza costante in ufficio per svolgere il nostro lavoro con i parenti e agenzie che hanno trattato con malati covid.
Neppure gli operai che hanno vissuto sulla loro pelle, con turni infiniti e senza pause festive, non hanno ricevuto il benestare per essere vaccinati. Gli avvocati e i magistrati, loro si. Ecco un mondo così alla rovescia non può che stare in silenzio e imparare a riconoscere e rispettare il dolore altrui.
L'unica cosa che vedo è tanta ipocrisia ed egoismo.


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