Razzismo: se è normale dire 'negro'

"Le culture e i linguaggi cambiano e maturano e diventano, o dovrebbero diventare, più rispettosi delle minoranze e anche, sì, delle loro suscettibilità. Non c'entra nulla il politically correct: c'entra quel minimo di intelligenza e di civiltà che può agevolare la convivenza e disinnescare i conflitti tra diversi"

           

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Perchè, secondo voi cambiando continuamente si risolve il problema? Extracomunitari, clandestini, immigrati, migranti, asilanti, risorse, terzomondiali, ... In quanti modi li vorrete chiamare per cercare di mistificare la realtà percepita dagli italiani? Quando capirete che il problema non è la pelle scura, ma il COMPORTAMENTO di alcuni personaggi, e che se fosse stato bianco, o trigueno, o indiano, o grasso, o pelato, o meridionale,, o settentrionale, o Inuit, sarebbe cambiato solo il tipo di insulto? Gli arbitri non sono da sempre tutti cornuti per i tifosi? E questo ha mai sollevato l'indignazione popolare? I poliziotti non sono forse tutti "sbirri", nella testa degli ultras? Mai visto articoli di giornale per questo? Continuate ad alimentare il mito di un falso razzismo, e ci farete diventare tutti razzisti, e sono sicuro che in coda al mio post ci sarà sicuramente qualche IDIOTA che mi darà del razzista o del fascista.


Sì che lo è.
E lo dico non da "ultrà" (personaggio che sia nel concetto che nel lessico mi è quanto di più alieno possibile), nè da affetto da civettuoli vezzi anticonformistici.
Lo dico da persona che quando sente "differentemente abile" o "non vedente" vorrebbe essere più sorda di quanto sia, per scacciare il suono di questo indegno tentativo di facile autoassoluzione.
Lo dico soprattutto da persona che, quando ha dubbi sul significato delle parole, li risolve con il mezzo più normale e semplice: il vocabolario. Che, in questo caso, mi spiega che "negro" è persona che appartiene alla razza (ahimé!) caratterizzata da pelle scura o nera, naso piatto, prognatismo più o meno accentuato.
Negro. Non "nero", che è un colore. Non "persona di colore", che mi evoca personaggi della letteratura comica napoletana, oltre alla miseria culturale di chi usa questa locuzione.
Mi associo con entusiasmo all'esortazione di Massimo Mari: cambiamo la coscienza (e, aggiungo, il livello culturale) della gente, non i nomi.


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