Liliana Segre: "Le pietre d'inciampo sono il funerale d'emozione per le vittime senza memoria della Shoah"

"Sono persone che non hanno avuto il funerale, le pietre raccontano storie di persone che sono senza memoria, che sono sparite nel vento di Auschwitz, persone che non hanno altri ricordi"

           

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Voglio navigare controcorrente e sostenere che, per un verso, le pietre d'inciampo siano la peggiore offesa, il peggiore disprezzo per le vittime della shoah e, per altro verso, se le si ritengono commemorative, rappresentano una palese "discriminazione" nei confronti delle altre vittime. Comincio con il primo caso. Quelle "pietre" vengono interrate, esposte alle intemperie, al calpestio delle persone, al rotolamento delle gomme delle auto, al percolato dei mezzi del servizio di igiene urbana. Sono esposte sì per la memoria ma sono bersaglio di anche di sputi, di bestemmie, di defecazioni di cani di piccioni, di storni ecc . Tanto che, a tal proposito, mi domando se l'inventore delle "pietre" fosse antinazista oppure antisemita. Mi sono dato la risposta e penso che fosse un antisemita che, ammantando la sua invenzione con l'antinazismo, abbia voluto infliggere agli ebrei deceduti nei campi di sterminio l'ennesima umiliazione: le pietre d'inciampo in mezzo alle strade. Il luogo per commemorare i morti non è la strada come se fossero puttane. Non funziona così! Il luogo deputato alla memoria dei defunti è il cimitero! Oppure la chiesa com'è a Otranto. Oppure la piazza con un monumento o una stele. Per quanto riguarda il secondo caso, ovvero la "discriminazione" (citata al primo capoverso) nei confronti di altri decessi tragici bisognerebbe porre le pietre d'inciampo anche per le vittime delle invasioni turche; per gli zingari massacrati dai nazisti; per gli omosessuali che fecero la stessa morte; per gli imprenditori e per i lavoratori e per gli esodati e per i disoccupati che hanno scelto il suicidio a causa delle politiche imposte dal 2011 ad oggi; ma anche per le donne vittime di uxoricidi o femminicidi e per i bambini vittime di infanticidi e per i clandestini morti in mare mentre cercavano da noi un paradiso che non c'è; ma anche per i soldati morti durante i conflitti mondiali. Aòh..non funziona così e mi riporto all'immortale Antonio De Curtis. Quello della poesia "A livella". Quello che mise in bocca al netturbino la seguente perla di saggezza: "Sti pagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo serie... appartenimmo â morte!". Sicuramente lo stanno gridando dall'aldilà, a squarciagola, anche i defunti ma da qui, dalla Terra, non si sente.


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