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Altro che reddito di cittadinanza. Diritto al cibo, all'acqua, a un tetto sulla testa, a tutto ciò che è necessario per garantire una vita dignitosa. A prescindere da ogni altra cosa: origine, lavoro, capacità personali. Del resto, perché garantire pasti e bevande a chi sta in carcere, se non si fa lo stesso con chi sta fuori di prigione? Il nostro è un sistema che invita i poveri a delinquere, quando non a uccidersi; pertanto: vita preservata, innanzitutto; poi, soltanto poi, citando a memoria uno degli articoli più belli della Costituzione: diritto a svolgere un'attività secondo la propria scelta. Questo io credo, e forse questo si avrà, un giorno, tra molte decine di anni, quando la vanità di certi ragionamenti avrà meno presa sulla società. Il mio pensiero al momento va sia al dramma di chi si toglie la vita perché non ce la fa, sia alla cattiveria di chi non ha la minima possibilità di capire l'importanza di quello che una volta veniva chiamato "stato sociale". Vivere in Italia è bello, se hai una rendita. Se non ce l'hai, è l'inferno: non siamo un popolo, non siamo dotati di coscienza civica né di capacità di unione; storicamente, siamo sempre stati terra di conquista, il che spiega almeno in parte perché ancor oggi siamo tendenzialmente inclini a fare di noi stessi dei sudditi verso lo straniero che ci offra la prospettiva migliore (perché siamo furbi, noi italiani); dulcis in fundo, siamo sempre più ignoranti, e la nostra bile e il nostro egoismo non conoscono più limiti. Sono tutto sommato contento di non avere ancora pubblicato la mia poesia. Il che significa che non ho ancora ricevuto quel tipo di delusione che seguirà, scoprendo quel che già so: che della mia poesia non frega niente a nessuno. Non mi sento italiano, non amo la democrazia, perché, sopra tutte le cose, odio dover constatare ch'io vivo in un Paese peggiore di quello in cui potrei vivere, ovvero io non vivo in un Paese migliore di quello attuale, solo e unicamente per colpa di chi mi circonda. Presi ad uno ad uno ci si potrebbe forse salvare, con un immane sforzo; riuniti insieme costituiamo purtroppo, probabilmente per forza, una massa stupida. Ho compreso da tempo questa verità, e ora che l'ho ribadita io vi dico, nuovamente, addio.

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